• 1 dicembre 2015

Agricoltura, l’Emilia-Romagna modello per il Pakistan

Dopo due settimane su e giù per l’Emilia-Romagna a conoscere alcuni centri di eccellenza del settore agroalimentari e naturalistico, si è chiuso con una festa interculturale al Centro universitario residenziale di Bertinoro (Ceub) il viaggio studio del primo dei cinque gruppi di professionisti pakistani, beneficiari del progetto Cestas mirato alla riduzione della povertà in Pakistan attraverso la formazione e lo sviluppo agricolo.

Il progetto – realizzato con il Ceub e l’Emuny University – prevede il coinvolgimento in attività di capacity building di un team composto da 56 professionisti tra funzionari del Pakistan Poverty Alleviation Fund (Ppaf), dirigenti del Governo pakistano e leader delle comunità locali. La prima delegazione – 13 uomini e 3 donne – è stata in Italia dal 15 al 27 novembre e ha avuto l’occasione di visitare istituzioni e centri di ricerca universitari, aziende agricole e industrie di trasformazione, parchi naturali, agenzie per la protezione dell’ambiente e organizzazioni di agricoltori.

Il fitto programma ha portato gli ospiti da un’azienda del Consorzio Parmigiano Reggiano al Polo di Tebano a Faenza per l’innovazione in agricoltura, dal Parco delle Foreste Casentinesi in provincia di Arezzo alla Coldiretti a Forlì. E poi le visite agli stabilimenti di Conserve Italia, del Campo, Società italiana sementi e Centrale del latte di Cesena, più un incontro con la presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Simonetta Saliera. Ad accompagnarli, 7 esperti in materia di sviluppo, politiche agricole, protezione ambientale ed energie rinnovabili, che hanno anche tenuto delle lezioni in aula.

“In Italia ho apprezzato lo sviluppo della cooperazione e della tecnologia”, ha detto a nome di tutti Tabassum Baloch, manager e gender coordinator del Ppaf, durante la festa organizzata l’ultima sera al Ceub, in cui la comitiva pakistana si è incrociata con un gruppo del Myanmar. “Le esperienze delle cooperative – ha aggiunto –, dei gruppi di azione locali e della gestione delle filiere sono davvero rappresentative dell’eccellenza, una responsabilità condivisa che permette lo sviluppo”.