Aids: belle parole, ma zero fatti dal Governo Monti

Fondo globale Aids_foto di Angela Bronner Helm“L’Italia intende continuare a contribuire al Fondo globale e certamente non si ritirerà da esso”. È stata questa la rassicurazione che il presidente del Consiglio Mario Monti diede lo scorso al Forum sulla Cooperazione internazionale. Non fu da meno il ministro per la Cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi: “Il nostro Paese – disse – si riallineerà gradualmente ad alcuni impegni presi, come ad esempio quelli con il Fondo globale”.

Non è stato così, però, perché le parole sono rimaste lettera morta. L’allarme lo ha lanciato, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids dello scorso 1dicembre, l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’aids, la rete di 20 ong impegnate nella lotta contro la pandemia nei Paesi del sud del mondo, di cui fa parte anche il Cestas.

Le dichiarazioni del presidente Monti e del ministro Riccardi rimangono, infatti, “al momento mere enunciazioni, in quanto nessuna delle amministrazioni competenti (ministeri dell’Economia, della Cooperazione, degli Affari esteri e la stessa Presidenza del Consiglio) si è assunta ad oggi la responsabilità di dare loro sostanza”, spiega Stefania Burbo dell’Osservatorio.

“Il disegno di legge di stabilità 2013 – continua – non contiene alcun riferimento al Fondo globale, sebbene preveda il rifinanziamento di vari Fondi multilaterali di sviluppo”. Il Fondo globale contro l’aids, insomma, appare sempre di più un “figlio negletto di questo esecutivo”.

L’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nella creazione del Fondo globale contro l’aids nel 2001 e ha detenuto per molti anni un seggio unico in seno al suo Consiglio di amministrazione, in virtù dell’elevato sostegno finanziario erogato a suo favore. Successivamente, è iniziata la parabola discendente. “Il nostro Paese – denuncia l’Osservatorio – deve ancora versare i contributi promessi per il 2009 e il 2010, pari a 260 milioni di euro. L’impegno dell’Italia si è ora praticamente azzerato”.

Eppure, la comunità internazionale ha fortemente bisogno del sostegno dell’Italia. Secondo il rapporto di Unaids (il Programma delle Nazioni Unite di lotta contro l’aids) uscito pochi giorni fa, i progressi nella lotta contro la pandemia sono significativi e continui, con un tasso di nuove infezioni in calo del 50% in Paesi a basso e medio reddito tra il 2001 e il 2011.

Restano però gravi zone d’ombra: si stima che 6,8 milioni di persone che avrebbero diritto alla terapia salvavita non ne abbiano accesso e che dei 34 milioni di persone sieropositive esistenti circa la metà non conoscano il proprio stato. Inoltre, in Europa orientale, Asia centrale, Medio oriente e Africa del Nord, sono in aumento i dati relativi alla prevalenza dell’hiv, alle nuove infezioni e ai decessi.

Per saperne di più:
il sito dell’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’aids

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