• 29 maggio 2017

Albania, al lavoro gli esperti di sordità e inclusione

Da una parte, rafforzare il sistema ospedaliero albanese e, in particolare, le strategie per la diagnosi precoce e lo screening della sordità; dall’altra, sviluppare interventi sia per l’educazione inclusiva nelle scuole che per l’integrazione socioeconomica. Sono le attività su cui dovrà decidere il comitato scientifico del progetto “Miglioramento delle condizioni di vita delle persone con disabilità uditive”, da poco avviato in Albania dal Cestas. Lunedì 22 maggio si è svolta la prima riunione del comitato scientifico presso lo studio a Tirana della dottoressa Daniela Nika, medico responsabile scientifico del progetto e vicedirettrice dell’ospedale regionale Madre Teresa.

Per la controparte locale erano presenti anche una funzionaria del ministero della Salute albanese, il primario del reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Madre Teresa, il vicedirettore della maternità Koco Gliozheni Stafi di Tirana e il neonatologo della maternità Mbreteresha Geraldine. Cestas rappresentato dal presidente Uber Alberti e dalla capoprogetto Michela Glorio. Con loro la dottoressa Eva Orzan, responsabile del reparto di Audiologia e Otorinolaringoiatria all’istituto materno infantile Burlo Garofolo di Trieste e il dottor Alessandro Bavcar, epidemiologo ed esperto in programmi di cooperazione sanitaria.

“La costituzione del comitato scientifico ha rappresentato un momento importante del progetto in quanto ha permesso la conoscenza, lo scambio e il confronto tra direttori e medici albanesi coinvolti nel programma di screening e gli esperti del Burlo Garofalo di Trieste, centro di eccellenza italiano per le disabilità uditive”, spiega Uber Alberti. All’ordine del giorno, la discussione sul protocollo clinico da adottare per la realizzazione del programma di screening audiologico universale neonatale, in partenza nei prossimi mesi all’interno delle due maternità pubbliche di Tirana e del reparto di Pediatria dell’Ospedale Madre Teresa.

“I professionisti hanno avuto modo di iniziare a ragionare sulle modalità organizzative più idonee a garantire che tutti i nati siano soggetti a screening e, soprattutto, abbassare il più possibile il tasso di abbandono tra un controllo e l’altro”, continua Alberti. La formazione del personale sanitario, propedeutica per iniziare lo screening, sarà la prima attività del progetto che vedrà coinvolti medici, infermieri e funzionari del ministero della Salute albanese.