• 6 giugno 2016

Albania, tablet e formazione per l’integrazione dei bambini sordi

Nuove tecnologie e nuove competenze didattiche per favorire l’integrazione scolastica dei bambini sordi. Passi avanti in Albania per il progetto I learn, realizzato da Cestas insieme ai ministeri albanesi dell’Educazione e dell’Innovazione e la Pubblica amministrazione, all’associazione nazionale delle persone sorde e all’Istituto dei bambini sordi di Tirana, con il finanziamento dei fondi Iadsa, il programma italo-albanese di conversione del debito.

Il primo giugno, in occasione della Festa internazionale dei bambini, sono stati consegnati all’Istituto dei bambini sordi 150 tablet dal ministro Milena Harito e dall’ambasciatore italiano Alberto Cutillo. “Più che tablet sono veri e propri computer di nuova generazione”, specifica Michela Glorio del Cestas. I bambini li utilizzeranno per accedere a una piattaforma didattica online che contiene lezioni interattive in lingua dei segni su sette diversi temi: casa, stagioni, cibo, scuola, famiglia, vestiti e numeri.

Il 2 giugno si è tenuta invece una giornata di formazione sul tema della logopedia, che ha coinvolto tutti i 33 docenti e assistenti dell’Istituto dei bambini sordi, compresa la psicologa, la logopedista e la direttrice. Anna Barbot, logopedista dell’Azienda ospedaliera di Parma e docente all’ateneo parmense, ha spiegato – alternando teoria con casi concreti – quali sono le tecniche e i metodi per lavorare con i bambini sordi senza protesi e quando e come realizzare un impianto cocleare.

“In Italia – chiarisce Michela Glorio – grazie alla diagnosi precoce si mettono gli impianti già a tre mesi, per cui il lavoro del logopedista è di accompagnamento allo sviluppo del linguaggio in bambini in grado di sentire. In Albania, invece, le protesi non sono diffuse, per cui l’unica possibilità di comunicare è attraverso la lingua dei segni: gli insegnanti però non la parlano, per cui i bambini devono leggere il labiale, con il 50-60% di possibilità di non comprendere”.

È per questo che fino ai 15 anni gli studenti sordi in Albania sono accompagnati da assistenti parlanti in lingua dei segni, che associano il labiale ai segni: “è il metodo bimodale, l’unico efficace per chi è senza protesi”. Dopo i 15 anni, però, lo Stato non prevede nessun tipo di assistenza, per cui continuano a studiare solo i ragazzi che possono permettersi un interprete in lingua dei segni (sono circa il 2%), mentre soltanto uno su 200 inizia a lavorare. “I tablet offrono delle buone possibilità di imparare con metodi più efficaci e per questo abbiamo invitato i docenti a utilizzarli”, conclude Michela Glorio.