Campagna Sblocchiamoli: “No ai brevetti su beni comuni”

Preoccupazione per la tendenza a commercializzare e brevettare le risorse naturali e una forte richiesta a tutelare l’accesso universale ai farmaci rendendone più flessibile la proprietà intellettuale. È quanto hanno espresso gli esperti della campagna Sblocchiamoli: Cibo, salute e saperi senza brevetti al termine dello scorso Public forum dell’Organizzazione mondiale del commercio a Ginevra, dove per tre giorni politici, lobbisti e esponenti della società civile si sono confrontati per delineare le tendenze del commercio mondiale in vista della prossima conferenza ministeriale della World trade organization, dal 15 al 17 dicembre.

L’allarme lanciato dalla campagna Sblocchiamoli per l’apertura della Wto all’inserimento nei negoziati commerciali di beni comuni come l’ambiente, l’acqua e l’energia, ha ottenuto il sostegno del’europarlamentare austriaco Jorg Leichtfried: “Non sono d’accordo con la brevettabilità delle risorse naturali e della biodiversità. I diritti delle comunità indigene e locali detentrici di conoscenze tradizionali – ha spiegato – possono essere garantiti solo se nei Paesi interessati c’è vera democrazia e un sistema di tutela legale realmente funzionante. In caso contrario queste comunità sono vittime di corruzione, frode e violenza”.

Per Alessia Capasso, coordinatrice del gruppo di lavoro su Biodiversità e saperi locali della Campagna, “è fondamentale che nel Parlamento europeo ci siano rappresentanti con una visione così chiara sulla negativa applicazione della proprietà intellettuale in determinati settori”. “Sono i nostri rappresentanti e amministratori, europei, nazionali e locali – ha aggiunto –, i primi a doversi impegnare per tutelare la nostra biodiversità da forme di sfruttamento e monopolio”.

Per la Campagna Sblocchiamoli è fondamentale far prevalere il diritto alla salute sulla protezione della proprietà intellettuale dell’industria farmaceutica, attraverso una maggiore flessibilità sui brevetti in caso di emergenze sanitarie. Da qui l’appello ad amministratori e governanti affinché l’accesso universale alle cure sia garantito per legge.

“Mentre i rappresentanti dei governi hanno chiesto flessibilità e diritto a proteggere proprie risorse naturali, agricoltura, industria nazionale, ambiente, i negoziatori e i tecnici della Wto hanno chiarito che l’approvazione degli accordi attualmente in discussione tiene conto solo dell’esigenza di liberalizzare i mercati, puntando soprattutto ad aprire quelli dei Paesi emergenti senza attenzione per le conseguenze”, dichiara Monica di Sisto, responsabile advocacy della Campagna.

“Se come suggerisce il suo direttore generale Pascal Lamy, la Wto prenderà la scorciatoia di chiudere separatamente alcuni capitoli dove gli interessi sono al momento più forti dei diritti come quello del negoziato agricolo – continua Di Sisto – si assumerà la responsabilità di aggravare la crisi e acuirne gli effetti negativi soprattutto sui Paesi più in difficoltà compreso il nostro, che vede nell’agricoltura e nella biodiversità alcune sue risorse strategiche”.

“È il momento per le autorità locali di far sentire la propria voce – conclude Monica di Sisto – per evitare che l’ennesima decisione sbagliata presa molto lontano dalle nostre città e Regioni comprometta la loro capacità di gestire la crisi presente”.

Per saperne di più:
il sito della Campagna Sblocchiamoli