Cestas, bilancio e nuovo consiglio di amministrazione

Nada Karaivanova e Abraham Munizaga, rispettivamente rappresentanti nell’area Medio Oriente e Mediterraneo e in Bolivia, sono i nuovi componenti del consiglio di amministrazione del Cestas eletto nell’assemblea dei soci dello scorso maggio. Il consiglio si completa con Jaime Sepulveda, responsabile scientifico del settore sanitario, e con Uber Alberti, confermato presidente della ong.

Diversi i punti all’ordine del giorno, dal bilancio consuntivo 2011 a quello preventivo del 2012, fino alle misure adottate per fronteggiare la diminuzione dei finanziamenti, in particolare da parte degli enti governativi italiani.

“Chiudiamo il 2011 con una sensibile riduzione di fatturato – dice Uber Alberti –, ma grazie alle misure che abbiamo adottato con responsabilità e lungimiranza, lo chiudiamo in attivo, rafforzando il nostro patrimonio netto”.

Le risorse raccolte nel 2011 ammontano a oltre due milioni e 560mila euro e sono state destinate per il 41% a progetti in America Latina, per il 25% in Italia e per il 22% in Africa. Il 56% dei ricavi complessivi è stato utilizzato nella formazione, il 44% è andato a progetti di cooperazione internazionale. Tra questi, il 90% sono stati inerenti alla sanità e al diritto alla salute, l’8% allo sviluppo partecipativo.

Salute (34%), buon governo (28%) e sviluppo partecipativo (14%) sono stati invece i settori in cui si è concentrata principalmente l’offerta di master, corsi di alta formazione e corsi di specializzazione, promossi e gestiti dal Cestas.

Con circa un milione e 700mila euro gli enti governativi nazionali sono stati lo scorso anno i principali finanziatori del Cestas. Da segnalare anche i fondi raccolti da privati italiani ed esteri (imprese, università, associazioni e fondazioni) e attraverso la formazione, che complessivamente ammontano a circa 640mila euro (il 17% del totale).

Nel 2011 i costi generali di struttura hanno inciso per circa il 6%, lo 0,7% è stato assorbito da raccolta fondi e promozione, mentre oltre il 93% è andato ad attività istituzionali, contro una media nel settore della cooperazione che, secondo l’Istituto italiano della donazione, si attesta intorno all’84%.

“Una organizzazione non profit è tanto più efficiente quanto più riesce a utilizzare le sue risorse per la realizzazione delle sue attività istituzionali – conclude Uber Alberti – e anche lo scorso anno Cestas è riuscito a tenere la percentuale di spese di struttura a un livello inferiore rispetto alla media delle ong”.

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