Cocis: “Il ministro Frattini rinunci alla delega alla Cooperazione internazionale”

Che si apra una nuova stagione della cooperazione italiana. Lo chiede il Cocis, la federazione di 23 ong italiane di cooperazione internazionale, tra cui Cestas, in riferimento alle parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

In un’intervista al programma di Lucia Annunziata su Rai 3 “In 1/2 ora”, Tremonti ha individuato come rispondere correttamente all’emigrazione clandestina: dando concrete speranze di sviluppo personale e collettivo nei paesi d’origine. “Per questi obiettivi – dice il presidente del Cocis Giancarlo Malavolti – da sempre è impegnata la cooperazione internazionale e in modo particolare quella che il ministro identifica con il volontariato”.

Come riportato anche da Il Giornale dello scorso 28 marzo, il ministro Tremonti avrebbe detto che occorre “destinare una quota dell’Iva, via volontariato, per aiutare” chi viene da quei paesi, ma “in casa loro”. Nessun passaggio di denaro da Stato a Stato: “Quei soldi finiscono in armamenti o vanno in Svizzera”. Meglio, quindi, conclude il giornalista Antonio Signorini, “fare arrivare quei fondi, finanziati dai cittadini con i loro consumi, a chi si occupa direttamente delle popolazioni”.

“Non avremmo potuto aspettarci nulla di più chiaro e significativo – aggiunge il presidente del Cocis -. Il Ministro esprime, con una sintesi efficace, anche un grande apprezzamento nei confronti della cooperazione popolare denunciando i limiti di quella fra governi, e individua perfino una forma di finanziamento aggiuntivo”. Perché allora, si chiede la federazione delle ong, “il ministro degli Esteri Franco Frattini non ammette il suo fallimento e rinuncia alla delega sulla Cooperazione che si è improvvidamente trattenuto? Sotto la sua direzione, infatti, la Cooperazione italiana è arrivata al suo minimo storico e la cooperazione dal basso è stata penalizzata come mai era accaduto prima”.

Secondo il Cocis, la percentuale del Pil italiano destinata all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) è scesa dallo 0,22% del 2008, allo 0,16% del 2009 e allo 0,13 % del 2011: in controtendenza rispetto ai maggiori paesi europei i quali, nonostante l’impatto della crisi, hanno mantenuto o aumentato gli stanziamenti per la Cooperazione internazionale, consapevoli dell’importanza di queste risorse per la pace e la stabilità internazionale.

“Ora anche la Grecia destina alla cooperazione più fondi dell’Italia – aggiunge Giancarlo Malavolti -. Ciò è dovuto anche al fatto che il Ministro non solo non ha sollevato obiezioni ai tagli alla Cooperazione in sede di legge di stabilità 2011, ma ha addirittura scaricato sulla Cooperazione la gran parte dei tagli orizzontali previsti per il Ministero degli Esteri. Operando una drastica scelta politica ha ridotto dell’1,3% il budget generale del Ministero e del 45% quello della Cooperazione, incurante perfino degli impegni internazionali assunti e dell’ulteriore perdita di credibilità del nostro Paese”.

Per il Cocis, queste scelte hanno un impatto nefasto anche nell’ambito dell’Unione Europea, impedendo all’insieme di raggiungere il traguardo previsto dello 0,56% del Pil. “L’Italia da sola è responsabile del 40% dei fondi mancanti per il raggiungimento del contributo europeo agli Obiettivi di sviluppo del millennio”.

Per il mancato impegno italiano, anche le organizzazioni internazionali vedranno falcidiati i loro budget 2011: -66% alla Federazione internazionale della Croce Rossa, -58% al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), -57% all’Organizzazione internazionale delle migrazioni, -56% al Programma alimentare mondiale (Wfp); ed infine meno 58% al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unfp).

“Ora finalmente il ministro dell’Economia riconosce l’importanza della cooperazione per costruire un mondo più sicuro e in pace – continua il presidente del Cocis -, e sottolinea in particolare l’importanza dell’intervento diretto del volontariato e delle ong a garanzia di un buon uso delle risorse e a vantaggio diretto delle popolazioni. Se la democrazia non si esporta, allora è la  cooperazione fra popoli il potentissimo strumento per sostenere, a maggior ragione in paesi dominati da regimi dittatoriali, lo sviluppo della società civile e il rispetto dei diritti umani”.

“Ma se il ministro Frattini ha smantellato perfino gli uffici della Cooperazione italiana a Roma e nei paesi beneficiari, ha negato fondi alle ong che lavorano da sempre per sensibilizzare la popolazione italiana sui problemi del Medio Oriente, e solo la settimana scorsa ha tagliato altri 3,3 milioni di euro dal misero fondo residuo della Cooperazione non governativa – conclude Giancarlo Malavolti -, come si potrà mai raggiungere tali obiettivi? Coerenza vorrebbe che il Governo Italiano vari immediatamente misure straordinarie per rilanciare la cooperazione, affidandone la guida ad una persona con l’esperienza e le capacità necessarie a ricoprire un ruolo così strategico”.

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