Cestas per la salute dei Paesi andini

Rafforzare i processi di sorveglianza epidemiologica e di risposta dei servizi di sanità pubblica. Diffondere l’accesso universale a sistemi di salute sicuri, efficaci e di qualità. Formare il personale sanitario, ottimizzandone la gestione. Sono questi, in sintesi, i tre macro-obiettivi del nuovo intervento di cooperazione sanitaria e assistenza tecnica di cui il Cestas è stato incaricato da Oras Conhu, l’organismo andino creato dai ministeri della Salute di Bolivia, Ecuador, Colombia, Cile, Perù e Venezuela per armonizzare le politiche sanitarie e garantire ai loro cittadini (circa 150 milioni di persone) l’accesso universale alla salute.

Realizzato con i fondi della Cooperazione italiana amministrati dalla Cooperaciòn andina de fomento (la banca per lo sviluppo dell’America Latina), il progetto “Plan sanitario de integraciòn andina” vede la collaborazione tra il Cestas, che è capofila, la società di consulenza Ars Progetti e i ricercatori delle Università di Bologna, dell’Insubria e della Bocconi di Milano.

“Questo intervento segna un nuovo salto di qualità per il Cestas – dice il presidente Uber Alberti –. Aver vinto un bando internazionale è il riconoscimento alla nostra attività ultradecennale non solo come organizzazione della società civile, ma come struttura tecnico-scientifica qualificata per la promozione e lo sviluppo delle politiche sanitarie pubbliche nei Paesi terzi”.

Il “Plan sanitario de integraciòn andina” è stato adottato dai sei Paesi andini per potenziare e uniformare i sistemi sanitari, in particolare lungo i loro confini. “Un punto cruciale del nostro intervento – continua Uber Alberti – saranno la formazione e, parallelamente, l’implementazione di politiche che regolino e mitighino la migrazione dei professionisti della salute verso Paesi con economie più floride, che rappresenta una delle catastrofi dei sistemi sanitari”.

Nel corso del progetto, che ha una durata prevista di venti mesi, il Cestas si occuperà inoltre di disegnare, pianificare, eseguire e gestire sperimentazioni di nuovi protocolli sanitari e di servizi di telemedicina e attività di ricerca epidemiologica e farmacologica, di prevenzione e controllo, in particolare delle malattie non trasmissibili.

“Parte rilevante dei Paesi andini sta modificando le sue politiche pubbliche, passando da sistemi sanitari a prestazione a sistemi basati sull’accesso universale – conclude Uber Alberti –. Noi daremo tutto il nostro appoggio a realizzare questa trasformazione, convinti come siamo che la salute sia un diritto di tutti”.

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