Ecologia, economia e sostenibilità: Cestas per la Bolivia

Circa 150 famiglie coinvolte in un’operazione triennale per la salvaguardia dell’ecosistema fluviale boliviano e lo sviluppo di un’economia locale basata su allevamento e agricoltura, con un occhio di riguardo per l’empowerment femminile.

Sono i numeri e gli obiettivi del “Progetto di risanamento agroforestale nel bacino del fiume Salo”, promosso dall’ong bolognese Cestas insieme all’organizzazione locale Centro de estudios y proyectos de desarrollo alternativos (Cepad) e l’apporto finanziario del Ministero degli Affari esteri italiano (Dipartimento generale per la cooperazione allo sviluppo). L’iniziativa, conclusa a fine nel 2010 e ora arrivata a rendicontazione, si è svolta nella municipalità di Tupiza in Bolivia.

Il bacino del fiume Salo, situato all’interno del dipartimento di Potosì. La zona si caratterizza per un alto indice di sfruttamento agricolo ed è organizzata in piccole unità frammentate. Presenta inoltre un evidente degrado ambientale causato dall’eccessivo disboscamento e dal depredamento delle specie forestali.

Il progetto, realizzato nelle cinque comunità di Almona, La Torre, Salo, San Miguel e Charraota, (che contano in tutto 1.019 abitanti), ha avuto l’obiettivo di rendere le risorse naturali del territorio accessibili alla popolazione senza metterne a rischio la rinnovabilità e costituire così un supporto efficace e duraturo alle attività produttive locali, basate prevalentemente sull’allevamento e sull’agricoltura. Tre i livelli di intervento: per il recupero e il risanamento ambientale, per il sostegno alle attività agricole e di allevamento e per la formazione a metodi di produzione sostenibili e compatibili con la conservazione dell’assetto agro-ecologico del territorio.

“Dal punto di vista metodologico – spiega la responsabile del progetto Marta Scalvini – uno degli elementi rilevanti del progetto è stata l’integrazione della componente ambientale e produttiva, con processi di formazione mirati al trasferimento di conoscenze specifiche sulle tematiche di intervento e programmi di formazione a favore degli abitanti della zona, direttamente coinvolti nella realizzazione delle attività previste”.

“Inoltre – continua Scalvini – riteniamo che la promozione di un approccio fortemente partecipativo e la creazione di gruppi di promotori tra le famiglie beneficiarie, assicurino il trasferimento futuro delle conoscenze acquisite e garantiscano il coinvolgimento di nuove famiglie e la creazione di nuove unità produttive nella zona”.

Nel corso dei tre anni del progetto, 74 ettari di terreno sono stati recuperati e convertiti in boschi, orti e superfici da foraggio. Questo ha permesso alle famiglie di incrementare le proprie entrate e nello stesso tempo di preservare l’ambiente: la copertura offerta dalla vegetazione ha infatti la capacità di proteggere il suolo dall’erosione eolica e idrica, conservarne la capacità produttiva e limitare gli effetti di eventuali inondazioni.

Oggi, orti e pascoli ricoprono 59 ettari, pari a una volta e mezzo i 40 ettari stimati come obiettivo iniziale del progetto. I 25 ettari utilizzati per la frutticoltura (con 44 orti individuali da almeno 200 piante ciascuno) hanno accolto alberi per la produzione di mele, pere e mele cotogna con un aumento della produttività del terreno. Coltivate anche 25.000 piante di Tara, una specie nativa ritenuta prioritaria nelle politiche forestali del Governo boliviano e economicamente redditizia per via dell’esistenza di un mercato compratore, che processa ed esporta i suoi sottoprodotti.

Altri 34 ettari sono dedicati al foraggio, destinato a circa 5 mila capi di bestiame caprino (pari alla metà delle mandrie presenti sul territorio), con una produzione quasi triplicata per specie come l’erba medica. Sono poi 15 gli ettari adibiti a bosco con piante di olmo, pino, eucalipto e alamo, utilizzate come barriere frangi-vento e per la produzione di legna.

Nel corso dell’ultimo anno, il progetto ha anche portato al recupero di tre vivai: è dunque nato un sistema autonomo di produzione di specie forestali in grado di ampliare le superfici boschive anche dopo la chiusura del progetto. La capacità di produzione del vivaio principale, sito a Yurcuma, è di circa 75.000 piantine forestali e 21.000 specie da frutto.

Lo stesso progetto ha portato alla costruzione di due sistemi di irrigazione, elementi fondamentali per la sopravvivenza delle specie forestali e il recupero di foraggi, arbusti e alberi autoctoni nella zona pedemontana.

Le famiglie, coinvolte in una o più componenti del progetto, sono esattamente 149: 60 si sono occupate in particolare di frutticoltura, 30 di produzione del foraggio e allevamento, 142 della gestione dei boschi. Sono inoltre stati creati cinque punti agricoli sanitari in ciascuna delle comunità beneficiarie per garantire una gestione adeguata della produzione.

L’incremento della produzione frutticola, dei derivati dal latte di capra e dall’albero di Tara hanno portato a un aumento dei redditi delle famiglie coinvolte, che hanno rappresentato un esempio di buona pratica in grado di intercettare l’interesse di altre 50 famiglie.

Tra gli obiettivi del progetto un ruolo importante l’ha avuto la valorizzazione del ruolo femminile all’interno dell’economia locale: 85 donne hanno partecipato attivamente alle attività realizzate occupandosi in particolare della produzione del foraggio e del riutilizzo del reddito, mansioni tradizionalmente riservate al ruolo femminile. Le donne hanno inoltre partecipato a corsi sulle metodologie di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e sui temi dell’igiene e dell’alimentazione familiare.

Per tutta la durata del progetto, i beneficiari hanno infatti avuto a disposizione numerose attività di formazione sui metodi di agricoltura, allevamento, gestione delle superfici boschive, uso razionale delle riserve idriche, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e di allevamento. Sono state inoltre formate diverse figure professionali tra cui 35 tecnici in materia di progetti di sviluppo associativo e comunitario, 7 tecnici in gestione e manutenzione di vivai, 7 tecnici in valutazione dei progetti, 3 innestatori di piante da frutta, 6 tecnici in gestione dei viveri e produzione di frutta.

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