• 28 gennaio 2014

Fores, in Bolivia per rafforzare la Rete sanitaria

La PazSei centri per lo sviluppo delle competenze mediche in tema di salute materno-infantile; quasi 67mila ore di lezioni e laboratori; oltre 1.700 pubblicazioni; una piattaforma online per l’aggiornamento continuo e un sistema per l’informazione e il monitoraggio epidemiologico; più di 1.500 persone formate (di cui il 65% sono donne) tra medici e infermieri, dirigenti e funzionari del ministero della Salute: sono solo alcuni dei risultati raggiunti in Bolivia dal Cestas con Fores (Fortaleciendo las redes de salud), “il più grande progetto che abbiamo realizzato negli ultimi 10 anni e che abbiamo iniziato e concluso in soli sette mesi, meno del previsto” dice con soddisfazione il presidente della ong Uber Alberti.

“In Bolivia il 40% dei parti avviene ancora fuori dagli ospedali, mentre nel 40% delle nascite all’interno delle strutture sanitarie si verificano complicanze e infezioni – continua Uber Alberti –. La grande sfida per la sanità pubblica, quindi, è contrastare la mortalità materno-infantile, che in Bolivia ha il secondo tasso più alto di tutto il continente”. Come farlo? Da un lato, elaborando percorsi didattici per la formazione specializzata degli operatori sanitari; dall’altro, potenziando la rete dei servizi di salute in modo da poter incentivare la popolazione a rivolgersi ai centri di cura primaria.

6 dipartimenti e 115 municipi. Promosso, con il finanziamento del Bid (Banco interamericano de desarollo), dal ministero della Salute boliviano nel quadro della riforma della politica sanitaria nazionale Safci (Salute familiare comunitaria interculturale) che mira a garantire il diritto alle cure alle persone di ogni strato sociale e origine etnica, Fores ha coinvolto 115 municipi dei sei dipartimenti più popolosi della Bolivia, quelli di La Paz, Oruro, Potosí, Cochabamba, Santa Cruz e Sucre. “È stata indetta una gara internazionale e, lo dico con orgoglio – aggiunge il presidente del Cestas –, l’abbiamo vinta esclusivamente grazie alla nostra proposta tecnica”.

Equipe tecnicaOltre 100 persone hanno fatto parte dell’equipe di Fores, riuscendo, in poco più di 200 giorni, a realizzare un numero di attività “che in genere si fanno in 2-3 anni”. L’80% sono boliviani (il resto cileni, peruviani, spagnoli e italiani), l’età media è sotto i 35 anni. A loro si aggiungono il centinaio di professionisti nazionali e internazionali, che hanno collaborato alle varie fasi del progetto.

Sei centri per la formazione continua. L’allestimento, all’interno di ospedali e policlinici universitari,  dei sei centri di formazione per lo sviluppo delle competenze è stato invece curato dall’architetto Abraham Munizaga, anche lui consigliere del Cestas, nonché ex studente del master in “Politiche sociali e sviluppo sostenibile del territorio” organizzato insieme all’università di Bologna.

In ogni centro, attrezzato con le più moderne tecnologie didattiche (lavagne e schermi multimediali, software per la didattica e connessione a internet), ci si può anche esercitare con un simulatore di parto, il Noelle, che ha le fattezze di una donna di corporatura media ed è dotato di un bebè articolato con placenta: uno strumento utile per migliorare la gestione di situazioni di crisi e così diminuire drasticamente la percentuale di errore umano.

Diploma universitarioAlta formazione specializzata. Ma oltre alla pratica chirurgica, Fores ha offerto molta, molta teoria per informare e aggiornare sui contenuti della strategia Safci, sui principi e i metodi della continuità delle cure e sulle norme che definiscono la qualità dell’assistenza clinica: 48 corsi, declinati in 432 eventi formativi per 66.792 ore esatte di didattica in tutto, sono stati seguiti da 1.560 persone tra funzionari dei sei Servizi di salute dipartimentali, medici, infermieri, ausiliari e studenti universitari. A questi si aggiunge il diploma universitario da 500 ore in “Organizzazione e gestione dei servizi socio-sanitari territoriali”, diretto da Marco Castrignanò e realizzato con l’ateneo bolognese, a cui hanno partecipato 30 alti funzionari del ministero della Salute, tra cui lo stesso ministro Juan Carlos Calvimontes e il direttore generale dei Servizi di salute Rubén Colque.

Bassissimi i tassi di abbandono: solo il 9%, contro l’oltre 40% che si registra in media nelle principali università boliviane. Ottimi, anche, i risultati: dopo la didattica, sono aumentate di almeno il 64% le competenze e le conoscenze utili per il lavoro, con punte del 173% per il corso sulla continuità delle cure. Fondamentale nel processo di formazione è stata anche la creazione di una piattaforma online, che ha permesso al ministero della Salute di dotarsi di un campus virtuale (con 15 corsi in modalità e-learning, altrettanti e-book disponibili su Apple Store e presto anche su Google Play, esercitazioni e simulazioni interattive), che permetterà l’aggiornamento continuo degli operatori sanitari.

Il viceministro della Salute Rubén Colque a OruroMedia e testimonianze. Il successo del progetto è stato riconosciuto anche dai mass media boliviani: di Fores hanno scritto e parlato una trentina di testate locali e nazionali, tra cui il canale di stato Boliva.Tv, La Prensa, Coreo del Sur, Página Siete, Cambio, La Patria, Los Tiempos e La Razón. Soddisfazione anche da parte delle istituzioni governative: “Stiamo dando un nuovo volto al sistema sanitario – spiega Rubén Colque, direttore generale dei Servizi di salute del ministero –. Da una prospettiva storica, Fores è il più grande sforzo compiuto dal ministero per dare a medici, infermieri e ausiliari quelle competenze, quelle conoscenze e quelle abilità necessarie per migliorare la qualità delle cure a beneficio di madri, bambini in età scolare, adolescenti e adulti”.

“La Bolivia ha recepito e preso molto sul serio gli Obiettivi di sviluppo del millennio” aggiunge il professore dell’ateneo bolognese e consulente del Cestas Fosco Foglietta, che insieme a Paolo Guidicini e Raffaele K. Salinari è stato tra i docenti del diploma universitario sull’organizzazione dei servizi socio-sanitari. “Il rapporto del 2012 delle Nazioni unite – conclude – ha evidenziato grandi passi avanti in particolare nel settore della salute materno-infantile, segno di come la sanità sia chiaramente al centro dell’azione del Governo boliviano”.

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