Formazione e sviluppo: le proposte alla Regione

Incontro Coonger AteneiMultisettorialità, aumento della dimensione dei progetti, approccio sistemico e integrazione tra gli attori regionali: sono questi i desiderata delle università dell’Emilia-Romagna per le future politiche riguardanti la formazione di capitale umano nei processi di cooperazione internazionale.

I temi, come parole chiave, emergono dall’incontro tra i responsabili della cooperazione internazionale per i quattro atenei emiliano-romagnoli (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Parma) e il Coonger avvenuto a Bologna presso il Cestas, organizzazione di cooperazione internazionale e ente di formazione superiore e continua specializzata nella formazione delle risorse umane: un appuntamento preliminare da cui dovrà scaturire un documento di proposte e raccomandazioni per il Piano triennale di cooperazione decentrata della Regione Emilia-Romagna. Il documento, che verrà definito nell’arco dei prossimi tre mesi, sarà presentato in un evento pubblico alla Regione. La formazione è infatti uno dei quattro assi su cui si struttura l’Iniziativa regionale di dialogo e valutazione sulla cooperazione decentrata avviata da Coonger insieme alla Regione Emilia-Romagna.

“Si è parlato di scala, di pertinenza, di multisettorialità e di conseguenza credo che queste siano le parole da usare nel documento – spiega il presidente di Cestas Uber Alberti, rappresentante del Coonger –. Senza scala, senza il coinvolgimento di tutte le specializzazioni e senza la molteplicità degli attori non si fa nuova cooperazione, e non si fa una cooperazione che vada a beneficio dei territori terzi ma anche dei nostri territori”.

Per Giovanni Guaraldi, delegato del Rettore per l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore del Centro di servizi di cooperazione allo sviluppo dell’ateneo, “uno degli elementi più importanti è la multisettorialità, che deve coinvolgere i nostri programmi di formazione del capitale umano pensando di integrare il ruolo delle università con le risorse del territorio che le ospita”.

Alessandro Arrighetti, direttore del Centro universitario per la cooperazione internazionale e delegato del Rettore alla cooperazione allo sviluppo per l’ateneo di Parma, auspica “l’aumento della dimensione e della scala dei progetti che si riescono a sviluppare tra le università, il territorio, le ong dell’Emilia-Romagna”. Approccio sistemico-progettuale è invece il termine chiave scelto da Giovanni Lolli, del Centro per la cooperazione internazionale dell’Università di Ferrara: “Si tratta – dice – della capacità di intervenire in sinergia con tutti gli attori chiave che possono portare un contributo significativo nelle idee e nei progetti”.

Filippo Sartor dell’Unità di cooperazione allo sviluppo dell’Università di Bologna, auspica più “integrazione tra attori regionali, università regionali ma anche con gli altri attori della cooperazione. Sempre di più – spiega – i modelli spingono verso una cooperazione in cui i diversi attori lavorano insieme portando ciascuno le proprie competenze, non sostituendosi ma rendendosi complementari”.

All’appuntamento anche Gian Marco Minardi, del Servizio politiche europee e relazioni internazionali della Regione Emilia-Romagna: “Compito della Regione – spiega – è di aiutare tutti gli attori appartenenti alla società civile, alle istituzioni pubbliche, agli enti di formazione, alle ong e alle associazioni e fare sistema per veicolare i valori le eccellenze del sistema formativo, economico, produttivo e tecnologico della nostra regione nel mondo, superando i tradizionali e superati steccati tra cooperazione e intervento lucrativo o di mera internazionalizzazione”.