Il punto sugli Obiettivi sanitari del millennio

A quattro anni dalla scadenza, a che punto si è arrivati nella corsa per gli Obiettivi del millennio? In particolare, è diminuita la mortalità infantile, la salute materna è migliorata, si è arrestata la diffusione delle malattie infettive? E che cosa si deve ancora fare? Le risposte si trovano nella pubblicazione “Diritto alla salute e salute globale”, realizzata da Michela Glorio e Gloria Greganti all’interno del progetto di educazione allo sviluppo “Obiettivi del millennio e cooperazione decentrata sanitaria: un approfondimento sulla lotta all’Hiv/Aids”, promosso dal Cestas in partnership con Aidos e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

Sono otto gli Obiettivi del millennio per cui nel 2000 si sono impegnati 189 leader mondiali. La pubblicazione, che raccoglie alcuni report del network europeo di ong Azione per la salute globale, ne prende in considerazione i tre legati alla salute e al diritto alla salute, che sono imprescindibili per il pieno sviluppo economico e sociale di un Paese. Sono l’Obiettivo 4 (cioè ridurre di due terzi la mortalità infantile), l’Obiettivo 5 (ridurre di tre quarti la mortalità per cause collegate alla gravidanza e al parto) e l’Obiettivo 6 (bloccare la diffusione di malattie infettive come Hiv e Aids, tubercolosi e malaria).

Il Millennium development goals report 2011 registra un calo di circa un terzo nella percentuale di mortalità infantile mondiale: dall’ 89% nel 1990 al 60% nel 2009. Tuttavia ogni anno muoiono circa 8,1 milioni di bambini sotto i 5 anni, 12 mila al giorno. E se nord Africa, America Latina, Asia Occidentale e Orientale sono le zone che più si sono avvicinate all’Obiettivo 4, l’Africa sub-sahariana è ancora indietro. Inoltre, anche nei Paesi dove si sono fatti maggiori progressi, persiste una preoccupante disparità tra territori rurali e città e tra le diverse classi sociali.

“Nei Paesi in via di sviluppo, molte delle cause di morte dei bambini sono prevenibili e possono essere eliminate attraverso semplici azioni – scrivono le autrici della pubblicazione – poiché alcune sono direttamente causate da malattie come polmonite, diarrea, morbillo e Hiv/Aids, a loro volta legate a malnutrizione, mancanza d’acqua potabile e a un’igiene non adeguata”. “Queste malattie – continuano – potrebbero essere prevenute attraverso misure semplici e molto spesso poco costose, come vaccini, antibiotici, soluzioni reidratanti e zanzariere”.

Qualche significativo passa avanti è stato fatto anche per la mortalità materna, che a livello globale è diminuita del 34%. Ma, come rileva il report delle Nazioni Unite, due particolari aree geografiche si distanziano ancora molto dal raggiungimento dell’Obiettivo del millennio 5: l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale.

“Il 99% della mortalità materna – sottolineano Michela Glorio e Gloria Greganti – avviene nei Paesi in via di sviluppo, in cui ogni minuto una donna muore a causa di complicazioni durante la gravidanza o il parto e più di 60 milioni di donne partoriscono senza l’aiuto di un assistente qualificato”. La mancanza di personale sanitario, questo è l’ostacolo da superare: occorre aumentare la disponibilità di risorse umane e di attrezzature mediche, oltre a garantire alle donne l’accesso ai servizi sanitari.

Difficoltà e differenze regionali, dovute soprattutto alla mancanza di adeguati finanziamenti internazionali agli aiuti sanitari, anche per la lotta alle malattie infettive. L’Africa sub-sahariana resta la regione in cui l’Hiv-Aids è più presente, con 22,4 milioni di persone infette su un totale mondiale di 33,3 milioni. Qui l’epidemia sembra però essersi stabilizzata, mentre continua a crescere nell’Europa centrale e dell’est, nel nord America e nell’Asia orientale, con molti Paesi in cui ancora non è garantito l’accesso alle cure antiretrovirali.

Si è ridotta anche la diffusione globale di malaria e tubercolosi, ma desta preoccupazione l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità lo scorso aprile, secondo cui, anno dopo anno, “la resistenza ai farmaci stia diventando sempre più grave e molte infezioni non si possano più curare con facilità: richiedono trattamenti prolungati e costosi ed espongono a un maggiore rischio di morte”.

“Hiv/Aids, tubercolosi e malaria sono malattie collegate, tutte colpiscono i più poveri e vulnerabili, coloro che sono malnutriti e coloro che non hanno accesso a un’adeguata sanità – continuano Michela Glorio e Gloria Greganti –. Una volta infettati dall’Hiv, le possibilità di contrarre la tubercolosi e la malaria aumentano notevolmente”.

“Gli Obiettivi del millennio sono raggiungibili solo se tutte le parti in causa collaborano e adempiono agli impegni assunti – concludono le autrici della pubblicazione –. Sensibilizzare la società civile, gli enti finanziatori, le istituzioni e gli operatori del settore rispetto alle potenzialità delle iniziative di cooperazione decentrata è quindi fondamentale. Gli Enti Locali, e in particolare le Regioni, hanno competenze, risorse e deleghe specifiche sui temi della salute e sui temi sanitari e costituiscono quindi un bacino di interesse specifico per queste attività di sensibilizzazione”.

Proprio per l’importanza che rivestono le Regioni, la seconda parte della pubblicazione si concentra sull’analisi dei sistemi sanitari delle Regioni in cui Cestas opera, l’Emilia Romagna e le Marche, fornendo un quadro di riferimento legislativo e politico in ambito di diritto alla salute e assistenza sanitaria per migranti e mettendo a confronto i due sistemi regionali.

Per saperne di più:
Scarica la pubblicazione Diritto alla salute e salute globale

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