La condizione delle donne in Libano, una ricerca di genere

Dai principi sanciti dalla Costituzione libanese alle discriminazioni di genere nel lavoro e nelle scuole, fino alla situazione sociale ed economica nelle municipalità della Caza di Bint Jbeil. Va dal macro al micro, dal contesto nazionale ai percorsi di vita personali, la ricerca sulla condizione delle donne in Libano realizzata all’interno del Programma di rafforzamento delle attività socio-economiche e culturali per giovani e donne nella regione di Bint Jbeil.

Quello di Bint Jbeil è un territorio economicamente depresso: a Ain Ebel, Rmeich. Tebnine e Debel, i villaggi maggiormente colpiti dagli attacchi israeliani dell’agosto del 2006, una percentuale significativa di popolazione vive al limite della soglia di povertà, in una situazione di isolamento e di progressiva disgregazione sociale, con una forte migrazione giovanile verso Beirut o l’estero. “In una simile situazione i gruppi sociali che presentano maggiori rischi sono le donne e i giovani – afferma la curatrice della ricerca Lia Lombardi –: le prime perché sono soggetti portatori di disuguaglianze e di discriminazioni sociali dovute al genere, la cui condizione si aggrava nel momento in cui diventano capofamiglia e quindi uniche procacciatrici di reddito; i secondi perché vivono in un contesto territoriale che non offre garanzie per il loro futuro ed è carente di sovrastrutture culturali e sociali capaci di sostenere le nuove generazioni”. In questo contesto si inserisce il programma portato avanti dal Cestas con il sostegno della Cooperazione italiana. Tre gli obiettivi principali: innanzitutto, mettere in rete i villaggi dell’area di Bint Jbeil, fornendo loro gli strumenti per  potenziare i servizi sociali, culturali e educativi; quindi, sostenere l’imprenditoria femminile e avviare percorsi formativi volti alla creazione di nuove imprese e cooperative “rosa”; infine, promuovere forme di aggregazione e di sostegno per ricostruire il tessuto sociale del territorio. Per realizzarli occorre però comprendere fino in fondo le esigenze del territorio, analizzarlo sotto il profilo economico, politico, sociale e culturale, con attenzione alle differenze di genere, senza dimenticare di verificare l’impatto e l’efficacia delle azioni intraprese nel progetto di cooperazione. Another generation for Mideast peace © ItzaFineDayLa raccolta di dati sull’economia e la vita politica e sociale della Caza di Bint Jbeil è stata il primo passaggio da cui è partita la ricerca. A questa è seguita un’azione “sul campo”, che è entrata nel merito dell’empowerment femminile attraverso una serie di interviste ad amministratori pubblici, personalità di spicco, imprenditrici e cittadini, ma anche alle donne che hanno frequentato i due corsi già organizzati dal Cestas sui social media e la gestione dello stress. “Le interviste ai rappresentanti delle municipalità e delle istituzioni religiose hanno reso esplicita la difficile situazione economica e produttiva dell’area, resa più critica dalla guerra del 2006 – spiega la ricercatrice –. Le municipalità lamentano l’estrema carenza di fondi e quindi l’impossibilità di avviare azioni di sviluppo, così come lamentano una sorta d’isolamento dal centro del paese, che è la capitale”. Apprezzati e seguiti dalle donne i corsi di formazione gestiti dal Cestas e da altri operatori internazionali, che sono ritenuti una risorsa importante anche dagli amministratori delle municipalità. “Gli aspetti maggiormente positivi di questi corsi riguardano la capacità che hanno di fornire conoscenze, informazioni, competenze, da cui le donne traggono fiducia in se stesse, desiderio di mettere in pratica ciò che apprendono, apertura agli altri, al resto del mondo e al cambiamento – aggiunge la ricercatrice –. Un cambiamento che spesso si traduce in una maggiore capacità di negoziazione dentro la famiglia e fuori, nel rapporto con il partner e con i figli”. L’indagine quantitativa su un campione di cittadini mostra, infine, quanto ancora sia lontana la piena parità tra i sessi in relazione alla scolarizzazione e alle possibilità lavorative. “D’altra parte, però, i segnali di cambiamento culturale, ancor prima che sociale, sono abbastanza evidenti e confortanti – conclude Lia Lombardi – Uomini e donne riconoscono l’esistente disparità di genere, ma immaginano che i loro figli saranno diversi da loro, saranno cioè più istruiti, più aperti e più liberi”. Per saperne di più: scarica la ricerca in italiano e in inglese Share