Lavoro, in Egitto per l’imprenditoria femminile

La  situazione drammatica che sta vivendo l’Egitto non ha impedito il lancio del progetto “Che Mediterraneo sia! Equità e prospettiva di genere nel mondo del lavoro”, promosso dal Cestas e dall’Università del Cairo, con il cofinanziamento della Regione Emilia-Romagna.

Sono stati più di 20, infatti, i giovani egiziani – in maggioranza donne – che lo scorso 13 dicembre erano presenti alla Sala delle cerimonie dell’ateneo cairota per la presentazione del percorso formativo che farà di loro degli imprenditori.

L’idea del corso nasce da una ricerca sulle condizioni generali dell’Egitto, effettuata dal Cestas a partire dallo scorso maggio: la maggioranza dei giovani egiziani preferisce lavorare nel settore privato, mentre solo il 9% auspica una carriera all’interno di un’istituzione governativa. Inoltre, in Egitto le piccole e medie imprese rappresentano il 99,7% delle aziende non agricole e danno lavoro a circa il 74% degli occupati nel settore privato e al 56% del settore manifatturiero.

Dalla ricerca emerge inoltre come la crisi economica globale abbia causato anche in Egitto una caduta del tasso di crescita dell’economia. “Il Paese si è detto però pronto ad affrontare la situazione – spiega Nada Karaivanova, project manager del Cestas per l’area Mediterraneo –.  La preoccupazione più grande viene dallo standard di vita medio, tuttora molto basso. Pur costituendo ancora l’eccezione nell’Egitto rurale, l’occupazione al di fuori della famiglia è diventata sempre più la regola fra le giovani cittadine”.

Obiettivo principale di Che mediterraneo sia! è la promozione dell’imprenditoria femminile in Egitto e Tunisia attraverso il potenziamento di competenze professionali e servizi tecnici. La prima fase del progetto, avviata in questi giorni, prevede la realizzazione di un seminario gratuito di tre giorni sull’imprenditorialità femminile, in cui le partecipanti saranno chiamate a elaborare un loro business-plan.

Le migliori saranno selezionate per un percorso formativo che si svolgerà all’Università del Cairo e che prevede anche visite in Italia. Grazie alla collaborazione dell’Università di Bologna e del Centro residenziale e universitario di Bertinoro, è previsto anche il coinvolgimento nella didattica di esperti e professori italiani.

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