Namibia, farmaci e lavoro contro tubercolosi e Hiv

I nuovi farmaci, le terapie disponibili, i modi migliori per seguire i pazienti e per monitorarne lo stato di salute e le condizioni di vita, ma anche le nuove idee per creare lavoro e reddito. Dal 30 gennaio all’1 febbraio si è tenuto a Otjiwarongo, capoluogo della Regione di Otjozondjupa in Namibia, il primo incontro del 2013 per l’aggiornamento dei “Dot promoters” impegnati nell’assistenza sanitaria e sociale alle persone infette da tubercolosi o Hiv/Aids e alle loro famiglie. All’appuntamento, che rientra nell’intervento di cooperazione del Cestas a supporto del programma nazionale di assistenza sanitaria, sociale ed economica, hanno partecipato 22 persone, che fanno parte di tre nuovi gruppi di auto-sostegno medico e sociale.

“Dots è l’acronimo di ‘ciclo breve di trattamento a sorveglianza diretta’, che si traduce in un servizio a domicilio fornito da una persona volontaria adeguatamente formata secondo le direttive ministeriali locali e internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità” spiega Francesco Zatta dell’ufficio namibiano del Cestas. A ogni Dot promoter viene assegnato un certo numero di casi da seguire: “La caratteristica più importante della strategia è appunto l’osservazione nel tempo del paziente in modo da garantire la regolarità del processo di cura e assicurarne il buon esito”.

In collaborazione con il ministero locale della Salute, Cestas organizza ogni anno un ciclo di quattro incontri per aggiornare i volontari rispetto alle procedure da seguire, in particolare facendo riferimento alle metodologie di monitoraggio dei casi e alla dispensazione e alla tipologia dei farmaci da somministrare. “Attraverso la formazione continua – aggiunge Francesco Zatta – è possibile migliorare e rendere più efficiente ed efficace il servizio dei Dot promoters, così come è richiesto dalla strategia dell’Oms”.

Dal 1995, nel mondo sono state trattate con successo 41 milioni di persone e fino a 6 milioni di vite sono state salvate attraverso la strategie dei Dot promoter, che è al centro del progetto dell’Oms Stop Tb. “Tuttavia i risultati raggiunti possono essere migliorati e Cestas, a tal fine, ha avviato un intervento che coniuga gli aspetti sanitari con quelli economici in modo da rendere sostenibili e duraturi i benefici dell’osservazione diretta” continua Francesco Zatta.

Dal 2010 Cestas ha formato e avviato 19 gruppi imprenditoriali, che ora si auto-sostengono con attività di tipo agricolo, commerciale e di servizi quali per esempio una coltivazione di funghi, una macelleria che stocca e distribuisce carne, un panificio e un laboratorio di artigianato per decorazioni. La buona pratica, in via di istituzionalizzazione, coinvolge sia i volontari che gli ex-malati di tubercolosi, che le persone affette da Hiv.

“Gli effetti dei gruppi misti di auto-sostegno possono essere apprezzati a livello economico, sociale e anche sanitario, in quanto il miglioramento della qualità della vita rafforza lo stato di salute,  ostacola la ricaduta dei pazienti già curati e riduce i casi di co-infezione da tubercolosi e Hiv” conclude Francesco Zatta.

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