• 11 luglio 2014

NAMIBIA – Sostegno alle donne e ai malati di Hiv/Aids e tubercolosi

Il progetto ha l’obiettivo di rafforzare la condizione socio-economica di soggetti vulnerabili a partire dalle donne, e di migliorare il sistema sanitario in tema di prevenzione e cura dell’Hiv/Aids e tubercolosi. Vengono portate avanti attività educative e di formazione professionale di 60 donne che frequentano il centro diurno Kilimanjaro Tobias Hainyeko, creato a Katutura, in prossimità della capitale Windhoek, dall’ong Hisa (Hope Iniziatives Southern Africa) Namibia. Le lezioni affrontano temi come la nutrizione, l’alfabetizzazione informatica e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile. Viene inoltre promossa la formazione sanitaria di base per 20 “Dots promoter” della regione di Otjozondjupa, a supporto delle politiche nazionali di lotta alla tubercolosi già avviate dal ministero della Salute. Ad essi vengono fornite attrezzature adeguate per seguire i malati di tubercolosi e le persone che vivono con l’Hiv/Aids (in media 634 casi su 100.000 abitanti), che in questo modo ricevono vaccini e cura. Per questo scopo sono stati creati due “Dot point” di acquisto e distribuzione delle attrezzature. Viene infine potenziato il servizio mensa diurno all’interno del centro Kilimanjaro attraverso la formazione sulle tecniche nutrizionali, di preservazione e cottura del cibo.

Periodo di attuazione: da settembre 2013 a settembre 2014

Ente finanziatore: co-finanziato dalla Regione Basilicata

Budget totale: 25.000 euro

Ruolo di Cestas: capofila

Partner del progetto: Hisa – Hope Initiatives Southern Africa Namibia

Testimonianze

Un progetto di cui sono orgoglioso di fare parte

Francesco Zatta, coordinatore di progetto

Sono partito per l’Africa a settembre 2012 dopo aver fatto esperienza come coordinatore di progetti di cooperazione internazionale in Italia e nei Paesi Arabi del Mediterraneo; sapevo che in Namibia c’era un contesto più tranquillo del Libano o dell’Egitto, ma al mio arrivo ho trovato un ambiente lavorativo più strutturato e dinamico del previsto, frutto dell’ottimo lavoro fatto dal Cestas fino a quel momento.

Non è stato difficile ambientarmi e subito mi sono messo al lavoro con le prime attività formative nei confronti dei volontari e delle strutture sanitarie presenti nelle Regioni di Omusati e Otjozondjupa, estremo nord della Namibia, quasi al confine con l’Angola.

Durante la mia permanenza ho visto di persona un paese che, con la sua vasta estensione geografica e le profonde differenze che caratterizzano la vita nelle aree rurali rispetto alla città, è forse più famoso come meta turistica di lusso che per gli aspetti drammatici delle malattie.

L’esperienza più significativa è stata senza dubbio la prima edizione del corso per assistenti domiciliari volontari che abbiamo realizzato insieme all’esperto in assistenza sanitaria di comunità e amico Mauricius Nghishindwa. Per risolvere i problemi organizzativi e logistici del corso abbiamo avviato un ciclo di formazione itinerante così da evitare trasferte troppo lunghe per i partecipanti. Con una cucina da campo e l’uso di un tendone stile militare è stata realizzata la formazione del primo gruppo di volontari, quasi tutti affetti da HIV, che assisteranno i malati di AIDS, anche nelle zone in cui il sistema sanitario locale non riesce a garantire la copertura.

Sono progetti come quello realizzato dal Cestas, di cui sono orgoglioso di avere fatto parte, che contribuiscono ad aiutare le persone che soffrono, ma anche a consolidare un dialogo fra istituzioni locali e internazionali, pubbliche e private potenzialmente favorevoli ad un trasferimento di competenze e tecnologie tra Italia e Namibia.