• 8 marzo 2016

Namibia, un anno a fianco della comunità di Katutura

Agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, formazione alla salute e all’imprenditorialità, gender empowerment: sono stati questi i quattro assi cardinali di Agrisalus (Agroecologia comunitaria e sicurezza alimentare), il progetto annuale co-finanziato dalla Regione Marche che Cestas ha appena portato a termine a Katutura, insediamento informale nei pressi della capitale della Namibia Windhoek, dove si stima vivano più circa 300mila persone, di cui la maggioranza sono bambini e adolescenti.

Per quanto riguarda agricoltura e sicurezza alimentare, il progetto ha portato alla creazione di un nuovo orto comunitario e all’estensione di quello esistente. In questo modo è stato possibile aumentare i rifornimenti di materie prime per le cucine del centro Kilimanjaro Tobias Hainyeko gestito dall’organizzazione partner Hisa Namibia. “Il centro distribuiva circa 300 pasti al giorno, con l’ampliamento degli orti si arriverà a 5.600 pasti” spiega la project manager del Cestas, Michela Glorio.

È stato anche costruito un vivaio per alberi da frutto e sono stati avviati sia un allevamento biologico di pollame sia una coltivazione idroponica, la prima del genere nella comunità, strategica per rispondere alla grave siccità che ha colpito la zona. Grazie al coinvolgimento della Fondazione Slow Food sono stati realizzati anche 10 orti biologici a gestione familiare.

Le attività formative hanno riguardato invece i temi della sana alimentazione e dell’imprenditorialità. Tra ottobre e novembre 2015, trenta donne della comunità hanno partecipato a un corso su orticultura, conservazione e cottura dei cibi, coltivazioni tradizionali e proprietà nutrizionali. Dieci di loro, divise in due gruppi da 5 – e questa è stata l’ultima azione, realizzata tra gennaio e febbraio 2016 – sono state coinvolte in un corso teorico e pratico finalizzato all’apertura di due cooperative per la produzione e la vendita di prodotti agricoli e artigianali.

Questa parte di formazione è stata curata da Simone Mattioli, presidente della cooperativa Indaco di Pesaro ed esperto in start up, che ha spiegato come creare un’azienda, dall’analisi del mercato alla definizione dei costi e l’organizzazione del lavoro. “Ci ha aperto gli occhi – dicono i responsabili di Hisa Namibia –, traccerà la rotta dei nostri prossimi programmi di empowerment. Speriamo che Simone Mattioli possa ritornare in Namibia per soprintendere alla costituzione delle cooperative”.

A conclusione del corso, la direttrice del centro Patricia Sola ha premiato le dieci donne e si è impegnata a pagare le quote necessarie per la registrazione delle due cooperative: 1.500 dollari namibiani per ognuna delle due cooperative. Targhe commemorative sono state donate al Cestas, ai partner del progetto, alla project manager Michela Glorio e al formatore Simone Mattioli.

“Abbiamo conosciuto la responsabile di una rete di circa 300 cooperative femminili presenti in tutto il Paese che ha dimostrato interesse a collaborare con noi – conclude Michela Glorio –. Ci auguriamo che il nostro impegno in Namibia possa quindi continuare e che ci siano enti disposti a investire nel Paese promuovendo attività di capacity building: anche se la Namibia è uscita dal finanziamento del ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione perché considerata Paese a medio reddito, noi riteniamo che abbia ancora bisogno di molta formazione, soprattutto professionale”.