“Competenze locali e lavoro di squadra, questo è il nostro modello”

“È un progetto che ben rappresenta il nostro approccio alla cooperazione: valorizzazione delle competenze di tutti e lavoro in sinergia con istituzioni e professionisti locali”. Ne parla con orgoglio Uber Alberti, il presidente del Cestas, dell’ultimo intervento realizzato in Bolivia. Un progetto attraverso cui la ong ha messo in campo il proprio expertise per progettare la nuova Facoltà di Scienze della salute e Medicina dell’Università autonoma Tomas Frias di Potosì, insieme a due istituti specializzati nella medicina tradizionale e nelle patologie correlate all’altitudine.

“Siamo sbarcati in America Latina tra il 1988 e il 1989, la prima cosa che abbiamo fatto è stato appoggiare la riforma del sistema sanitario cileno, occupandoci di formazione e costruendo un primo centro sanitario modello – dice Uber Alberti –. Oggi, con questo progetto, siamo tornati alle origini, offrendo le nostre competenze sulla salute e sull’architettura sanitaria”.

Quello del Cestas è stato un intervento “in corsa” all’interno di un programma della Cooperazione italiana a sostegno del sistema socio-sanitario del Dipartimento di Potosì. “Lo scorso luglio siamo stati chiamati dall’Unità tecnica locale della Cooperazione italiana – continua Alberti – per coordinare la progettazione di tre edifici estesi su un’area di ottomila metri quadri, correggendo le incongruenze e gli errori strutturali di un progetto precedente”. L’obiettivo? Arrivare il prima possibile a un progetto esecutivo che permettesse di dare il via ai lavori di una struttura “attesa da molto tempo dalla comunità universitaria, che richiedeva nuovi spazi per la formazione e per il potenziamento dei servizi sanitari alla popolazione”.

Obiettivo raggiunto, perché in tre mesi il progetto esecutivo è stato elaborato, approvato dai committenti e presentato in un’assemblea pubblica alla presenza del Governatore di Potosì Francisco Apaza e del rettore dell’Università autonoma Tomas Frias Roberto Bohorquez Ayala. Il merito va al lavoro di squadra portato avanti con Domenico Bruzzone, Chiara Lenza e Valentino Luzii dell’Ufficio della Cooperazione italiana in Bolivia, i tecnici dell’università e due professionisti specializzati in architettura ospedaliera, Abraham Munizaga Montecinos e Johnny Villouta Bustamante. “È il nostro modello – sottolinea il presidente del Cestas –, solo attraverso un sistema articolato che valorizzi l’expertise di tutti si può fare cooperazione bene e con efficienza”.

Collegati da ampi spazi comuni che conferiscono armonia e funzionalità, la Facoltà di Medicina e i due istituti si integreranno all’Ospedale Daniel Bracamonte, già realizzato dalla Cooperazione italiana nella prima fase del programma. Gli edifici saranno dotati di tecnologie per il risparmio energetico. Grande importanza nella progettazione l’hanno avuta anche gli stilemi architettonici locali. “I Centro per la medicina tradizione – spiega Alberti – ha la forma della cruz andina, il simbolo millenario che rappresenta la visione cosmica dei popoli andini del Perù, della Bolivia e del nord dell’Argentina”.

“Ringraziamo accoratamente il Cestas, il suo presidente e la squadra di architetti per l’importante lavoro svolto – dice il direttore dell’Ufficio regionale della Cooperazione italiana Domenico Bruzzone –. Da questa sinergia è risultato un progetto che porterà alla costituzione del primo Parco pedagogico sanitario della Bolivia, che promuoverà la ricerca scientifica in settori peculiari della realtà di Potosì”.

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