Più salute, più vita: il Cestas saluta la Namibia

Namibia 2013_01Più formazione, più cure e terapie, più reddito, più alta qualità della vita. Sono questi, in sintesi, i risultati raggiunti dal progetto Supporto al programma nazionale di lotta a Hiv/Aids e Tbc, portato avanti dal Cestas, dal 2010 fino a oggi, nelle regioni di Omusati e Otjozondjupa in Namibia.

Per fare il punto di quanto è stato fatto e salutarsi dopo 3 anni di strada insieme, lo scorso 20 novembre si è svolta nella città di Otjiwarongo la cerimonia regionale di chiusura del progetto. Presenti quindici dirigenti delle strutture sanitarie regionali, quattro coordinatori del personale sanitario e una rappresentanza di cinque “Dot promoter”, gli operatori volontari che sono stati formati dal Cestas per prestare assistenza domiciliare. Dalla sede locale del ministero della Salute e dei Servizi sociali, partner del progetto, c’era Vaino Tanya, mentre il Cestas era rappresentato dalla consigliera Nada Karaivanova, da Michela Glorio e Anna Monari dell’ufficio centrale in Italia e dal project manager Francesco Zatta.

“L’attività del Cestas ha avuto esiti eccellenti – dice Francesco Zatta –. Possiamo affermare di aver raggiunto risultati importanti e oggettivamente verificabili, come dimostrano i migliori dati a livello regionale e nazionale”. I numeri indicano infatti che, nel campo del contrasto a Hiv/Aids nella regione di Omusati, il progetto ha portato a un aumento della copertura dei servizi Haart (Highly active anti-retroviral therapy) e a un alto tasso di Hiv testing (pari al 91%). Per quanto riguarda la lotta alla tubercolosi, si sono registrati una riduzione degli abbandoni delle cure e, al contempo, un aumento del numero di pazienti sotto trattamento, con un alto tasso di guarigione a livello nazionale (85%). Nella regione di Otjozondjupa, il tasso di abbandono è sceso al 3%, mentre quello di successo della cura è del 87%.

Namibia 2013_02“L’impegno da parte del ministero della Salute su interventi che combinano azioni riguardanti tanto l’Hiv quanto la tubercolosi, declinati da un approccio integrato nella gestione dei servizi, porta a un continuo miglioramento della copertura di Hiv testing sui pazienti malati di tubercolosi” continua Zatta. All’11 gennaio 2013, la media percentuale di Hiv testing è stata infatti del 99% in 4 dei 5 distretti della regione di Otjozondjupa. “Dei 179 pazienti registrati 178 si sono sottoposti al test e 72 sono risultati positivi”.

Ma l’intervento del Cestas non ha riguardato solo gli aspetti più strettamente sanitari. Dal 2010 sono stati avviate 19 realtà imprenditoriali, che coinvolgono sia i volontari che ex-malati di tubercolosi e persone affette da Hiv. Che ora hanno il reddito per sostenersi attraverso attività di tipo agricolo, commerciale e di servizi quali per esempio una coltivazione di funghi, una macelleria che stocca e distribuisce carne, un panificio e un laboratorio di artigianato per decorazioni.

“Tutto ciò che ci siamo promessi all’inizio è stato raggiunto” aggiunge Vaino Tanya del ministero della Salute. “I dati dimostrano quanto questo progetto sia stato importante per la salute della popolazione non solo della regione di Otjozondjupa, ma a livello nazionale”. Per questo “la cooperazione con Cestas proseguirà” e “incoraggio le persone formate di non fermasi qua, ma di continuare e dare sostenibilità a questo progetto, che ha insegnato molto anche a noi”.

Soddisfazione, naturalmente, anche da parte del Cestas. “I risultati parlano chiaro – ha detto Nada Karaivanova –, non possiamo dire altro che augurarci che tale collaborazione possa continuare”. Nada Karaivanova ha sottolineato come tra Cestas e Namibia ci sia storicamente un “ottimo legale”. L’ong, infatti, in passato ha contribuito alla formazione del personale namibiano attraverso il master in Sviluppo sostenibile del territorio promosso con l’Università di Bologna. Non solo: dal 2006 al 2009 ha realizzato un progetto per migliorare sia l’assistenza domiciliare alle persone con Hiv/Aids nella regione di Omusati sia gli indicatori relativi alla tubercolosi nella regione di Otjozozndjupa. “Anche allora – aggiunge Nada Karaivanova – registrammo una forte diminuzione dei defaulter, cioè dei malati che abbandonano il trattamento, con il conseguente incremento della percentuale di esiti positivi per numero di guarigioni e trattamenti completati”.

Nel pomeriggio si è tenuto poi un incontro con Maria Kavezembi, direttrice per il ministero della Salute della Direzione sanitaria regionale, che ha ribadito l’orgoglio per i “risultati raggiunti grazie alla presenza del Cestas nella nostra regione” e il desiderio di “continuare a collaborare nel futuro”. Il 21 novembre, invece, la delegazione del Cestas si è spostata a Omusati, la seconda regione coinvolta nel progetto, per incontrarsi con Anna Nias, responsabile della Direzione sanitaria locale. “Rimango disponibile a dare supporto ad ogni programma futuro che Cestas proporrà nella nostra regione – ha detto –. Abbiamo bisogno di più persone formate per continuare a lottare contro l’Hiv/Aids e la tubercolosi”.

Share