Passi avanti, ma tanta strada ancora da fare: pubblicato l’Mdg Report

Progressi importanti nella riduzione della mortalità infantile, dei decessi da malaria e della diffusione del virus dell’Hiv. Ma ancora grandi disuguaglianze tra la popolazione ricca e quella povera e rurale nei Paesi in via di sviluppo. Sono questi i principali dati emersi dal Report 2011 sugli Obiettivi del millennio. Il documento, redatto dal Dipartimento degli Affari economici e sociali dell’Onu, mette nero su bianco i progressi fatti dal varo degli Obiettivi nel 2000 e i passi ancora da fare per arrivare al raggiungimento degli stessi nel 2015.

“Il report rivela importanti conquiste – dice il presidente di Cestas Uber Alberti –. Per una realtà come Cestas, impegnata nell’azione sul terreno, non è l’ora di fare previsioni bensì di aumentare l’impegno e richiedere che i Paesi e le organizzazioni internazionali aumentino il loro investimento per il raggiungimento degli Obiettivi del millennio”.

Tra i risultati globali sottolineati dal Report, una diminuzione della mortalità dei bambini sotto i cinque anni (passata da 12,4 milioni nel 1990 a 8,1 nel 2009) e dei decessi per malaria (-20%). Le infezioni da Hiv sono calate del 21% tra il 1997 e il 2009, mentre tra il 2004 e il 2009 i malati raggiunti da terapie antiretrovirali sono cresciuti di 13 volte. Circa un miliardo e 800 mila le persone che hanno ottenuto accesso a fonti d’acqua potabile.

Tuttavia, restano forti differenze all’interno dei singoli Paesi tra aree urbane e rurali e tra persone appartenenti a diverse classi economiche e sociali. Nel sud del mondo, i bambini poveri hanno più del doppio delle probabilità di morire entro i cinque anni di vita rispetto ai bambini provenienti da famiglie ricche. L’empowerment femminile e le pari opportunità sono fattori necessari per il raggiungimento degli Obiettivi, ma ancora poco realizzati. Infine, i più poveri hanno scarso accesso ai servizi igienico-sanitari, che mancano per 2,6 miliardi di persone.

“Ridurre l’iniquità è la prima sfida – continua il presidente Cestas –. Per esempio, in alcune regioni dei Paesi in crescita economica le bambine nate nel 20% delle famiglie più povere hanno 3,5 possibilità in meno di accedere all’educazione delle bambine nate nelle famiglie più benestanti”.

“Le differenze sono evidenti in uno dei nostri temi principali dell’azione di cooperazione sanitaria Cestas, la salute materno-infantile – aggiunge Uber Alberti –. Mentre nei Paesi sviluppati quasi tutte le donne hanno accesso ai servizi sanitari durante il periodo di gravidanza e all’assistenza al parto da parte di personale qualificato, stimiamo che solo la metà delle donne nei Paesi poveri ricevano questo tipo di assistenza qualificata. Come Cestas – conclude–, siamo impegnati sia in America Latina sia in Africa nel ridurre queste iniquità e su questo costruiamo la nostra missione e la nostra azione istituzionale”.

Per saperne di più:
Scarica l’Mdg Report 2011

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