Salute materno-infantile, i risultati della Rete andina

Una rete al servizio della salute materno-infantile costituita da ospedali, centri di salute, Università, istituti di ricerca e da professionisti aggiornati e competenti. Si è tenuta la scorsa settimana a La Paz, in Bolivia, la conferenza conclusiva della Rete andina per la salute materno-perinatale, il progetto di cooperazione internazionale portato avanti dal Cestas grazie al finanziamento della Cooperazione italiana allo sviluppo.

Avviata nel 2002 con la creazione dei primi dieci centri di salute in Perù, Bolivia ed Ecuador, la Rete conta oggi 22 strutture sanitarie disseminate nei tre Paesi andini. Un risultato che ha consentito di ridurre la mortalità infantile e materna, grazie anche alla messa in rete di buone pratiche, informazioni e ricerche epidemiologiche, al potenziamento dei servizi sanitari, all’assistenza tecnica (fornitura di attrezzature, creazione di un portale dedicato e anche progettazione architettonica, come quella per la costruzione della nuova Facoltà di Scienze della salute dell’Università autonoma Tomas Frias di Potosì, in Bolivia), fino alla formazione e l’aggiornamento del personale sanitario.

Nel dettaglio, sono stati 324 i professionisti della salute della Bolivia che hanno partecipato a master e corsi di specializzazione organizzati nel corso degli anni dal Cestas insieme a nove Università italiane e latinoamericane. A loro si aggiungono 40 medici e infermieri dall’Ecuador, 60 dal Perù e 10 di altre nazionalità. Non solo: 1.600 donne, giovani e meno giovani, sono state coinvolte in corsi sui diritti sessuali e riproduttivi.

“Nella conferenza – dice Josephine Cacciaguerra del Cestas – abbiamo fatto il punto dei risultati raggiunti, sottolineando l’importanza della rete istituzionale e sanitaria che, in questi dieci anni, si è creata e rafforzata, nonché la costituzione di quei meccanismi di coordinamento sovranazionali tra Perù, Bolivia ed Ecuador che hanno permesso e permetteranno di promuovere iniziative congiunte nel campo della salute”.

L’incontro di La Paz non vuole infatti essere la chiusura di un progetto di successo. “È semplicemente la tappa di un processo in costante rinnovamento che il Cestas è intenzionato a portare avanti, stimolando i ministeri dei tre Paesi andini a una sempre maggiore cooperazione per un ulteriore miglioramento dei servizi sanitari in materia di salute materna e infantile” continua Josephine Cacciaguerra.

Le relazioni create dal Cestas con le istituzioni peruviane, ecuadoriane e boliviane permettono, infatti, di “replicare in futuro quanto fatto finora, creando anche nuove collaborazioni che mantengano vivo un meccanismo di coordinamento attivato con le autorità sanitarie nazionali” conclude Josephine Cacciaguerra.

Per saperne di più:
il sito della Rete andina per la salute materno-perinatale

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