Salute materno-infantile, si rafforza la Rete andina

Maternità sicura in America Latina © Pan American Health OrganizationVentidue ospedali che in Perù, Ecuador e Bolivia prestano assistenza durante la gravidanza, nei parti (oltre 130mila ogni anno) e nei primi anni di vita dei bambini. Sette università, di cui cinque in America Latina e due in Italia (gli atenei di Bologna e di Parma), con le “new entry” dell’Universidad Tomás Frías di Potosí e della Universidad San Francisco Xavier de Chuquisaca a Sucre. E poi cinque master e corsi di specializzazione universitaria sulla salute pubblica e la gestione di strutture ospedaliere e servizi socio-sanitari, a cui presto se ne aggiungerà un altro sull’assistenza sanitaria di base. Sono i numeri della Rete andina per la salute materno-infantile, il programma di cooperazione avviato nel 2001 dal Cestas con il sostegno del ministero degli Affari esteri italiano e dei ministeri della Salute dei tre Paesi andini.

Rafforzare i rapporti di collaborazione sanitaria tra Bolivia, Ecuador e Perù, migliorando l’accesso ai servizi e favorendo l’aggiornamento medico-scientifico degli operatori sanitari, la diffusione delle nuove tecnologie e la conoscenza dello stato di salute delle popolazioni attraverso la realizzazione di indagini epidemiologiche (47 quelle compiute dal 2001 a oggi, mentre altre tre sono ora in corso), è l’obiettivo principale della Rete andina per la salute materno-infantile, di cui lo scorso 5 marzo si è riunita a La Paz la Commissione centrale di coordinamento.

Foto di gruppo della Commissione centrale di coordinamento della Rete andinaAlla riunione hanno partecipato il viceministro della Salute boliviano Martín Maturano, Lucy Del Carpio e Mónica Cañas (le responsabili del programma materno-infantile rispettivamente per i ministeri della Salute peruviano ed ecuadoregno), oltre al presidente del Cestas Uber Alberti e alle coordinatrici del progetto Josephine Cacciaguerra e Andrea Ramirez Rush. Presente anche Roberto Trevini Bellini dell’Ufficio regionale della Cooperazione italiana: “Il progetto è un chiaro esempio della presenza storica della cooperazione italiana governativa e non governativa in America Latina – ha detto Trevini – ed è la dimostrazione della ferma volontà di sostenere il settore della salute come una priorità”.

“Dalla riunione della Commissione centrale la Rete esce ulteriormente rafforzata – commenta Uber Alberti –. Oltre ad aver avuto il plauso e il pieno sostegno da parte dei tre ministeri della Salute, abbiamo raggiunto due importantissimi risultati. Abbiamo firmato un accordo con l’Universidad mayor real y pontificia de San Francisco Xavier de Chuquisaca, il più antico e prestigioso ateneo boliviano, con cui collaboreremo per la realizzazione di nuovi progetti di formazione in ambito sanitario. Il primo sarà un corso di specializzazione sull’epidemiologia di campo, una delle esigenze maggiori per il personale sanitario boliviano”.

“Il secondo risultato – continua il presidente del Cestas – è conseguenza di quanto abbiamo già fatto a Potosì per la progettazione architettonica della nuova Facoltà di Scienze della salute e Medicina dell’Università autonoma Tomás Frías e prevede il nostro intervento sia per portare a termine il processo di riaccreditamento dell’ospedale Daniel Bracamonte attraverso un aggiornamento delle procedure mediche e amministrative, sia per organizzare un master sull’assistenza sanitaria di base rivolto al corpo docente dell’Università Tomás Frías”.

Probabili novità anche in Ecuador. “Il 2 marzo a Quito, al ministero della Salute, abbiamo incontrato la responsabile della cooperazione sanitaria Saphira Ochoa e la coordinatrice generale per la salute materno infantile Mónica Cañas – aggiunge Uber Alberti –. Hanno apprezzato la nostra offerta formativa e stanno valutando come coinvolgerci per sfruttare il nostro know-how nel campo dell’alta formazione sanitaria”.

Il viceministro della Salute boliviano Martín Maturano e il presidente del Cestas Uber AlbertiInvestire sulla formazione, è questa la strada per poter contare su medici e operatori altamente qualificati, che sappiano rispondere ai bisogni sanitari della popolazione. Ne è convinto anche il viceministro della Salute boliviano Martín Maturano. “Sostenere la formazione non solo tecnica è fondamentale, così come promuovere la azione comunitaria e la partecipazione – ha detto a margine della riunione di La Paz –. Con l’appoggio del Cestas e della Cooperazione italiana, insieme a Perù ed Ecuador riusciremo a fare progressi sul tema della salute materno-infantile. Stiamo vivendo un’epoca di sviluppo – ha concluso – e sulla formazione accademica vogliamo proprio investire”.

Per saperne di più:
il sito della Rete andina per la salute materna e perinatale
l’offerta formativa Cestas nei Paesi andina

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