Cestas, spalle larghe e nuove energie per i diritti e la salute

Spalle larghe e nuove energieImportanti traguardi raggiunti e altri ancora da raggiungere, contando su carte in regole e un’esperienza ultratrentennale al servizio dei diritti e della salute. Si è svolta lo scorso 2 maggio, presso la sede di Bologna, l’assemblea dei soci di Cestas. Presenti il presidente Uber Alberti, i soci, i sindaci revisori Silvano Rocca, Mario Piromallo e Paolo Vagaggini ed Elisabetta Grannonio, consulente commercialista.

Tanti gli ordini del giorno, a partire dall’approvazione del bilancio consuntivo per il 2010 e di quello preventivo per il 2011. Conti assolutamente in positivo, quelli del Cestas. Il merito va a una gestione attenta e trasparente, che ha permesso di avere, al 31 dicembre scorso, un utile di 46mila euro e un patrimonio superiore a 111mila euro, nonostante le difficoltà dovute ai tagli del governo italiano ai fondi per la cooperazione, passati in un anno da 100 a 11 milioni di euro, cioè il 90% in meno.

I ricavi nello scorso anno sono stati superiori ai tre milioni e mezzo di euro (esattamente, 3.524.439,12 euro), che sono stati spesi quasi integralmente: i costi sono stati infatti di 3.477.655,39 euro e la differenza dà l’utile.

Ma quali sono le fonti di finanziamento del Cestas? Il bilancio parla chiaro: i finanziatori sono al 20% privati (5 per mille, lasciti e donazioni, anche internazionali) e il restante 80% deriva da finanziamenti pubblici di enti governativi, enti locali italiani, Unione europea e altri “donor” internazionali.

Fonti di finanziamento

Trasparenza anche nella gestione dei fondi, che sono stati utilizzati nei tradizionali settori di intervento del Cestas, cioè la salute, il buon governo, lo sviluppo partecipativo e il gender empowerment. Il 64% delle risorse sono state raccolte e utilizzate per progetti di formazione (un settore sempre più importante per l’organizzazione per poter diffondere conoscenze e buone pratiche), il restante 36% in attività di cooperazione internazionale.

Ricavi 2010

Entrando nello specifico, circa un milione e mezzo di euro è relativo a progetti di formazione e di cooperazione nell’area della salute, quasi 800mila in quella del buon governo, circa 750mila per lo sviluppo partecipativo e 450mila per la parità di genere.

Destinazione per settore

Significativi anche i dati della destinazione dei fondi per area geografica: il 41% vanno in America Latina dove tradizionalmente forte è la rete Cestas, il 25% in Italia, in particolare per la realizzazione di attività di formazione, il 22% in Africa.

Destinazione per area geografica

Ma l’assemblea Cestas è stata anche l’occasione per progettare il lavoro dei prossimi mesi e trarre un bilancio, non solo economico, di quanto fatto. “Il 2011 per Cestas è un momento di scelte importanti – dice il presidente Alberti –. È l’anno in cui le costruzioni che abbiamo accompagnato durante l’ultimo lustro cominciano a essere visibili, diventando nuove strutture da consolidare e far crescere in modo responsabile”.

Da sottolineare, poi, le quattro conquiste recentemente ottenute da Cestas: dall’accreditamento presso la Regione Emilia-Romagna come ente di formazione superiore e come ente di formazione continua e permanente, all’apertura di una nuova struttura formativa e di ricerca in Sud Africa, dall’accreditamento in Cile del Centro d’intermediazione lavorativa (che ha ottenuto anche la certificazione Iso 9000), fino al riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero degli Interni, un riconoscimento raro per una ong, che rappresenta un’ulteriore garanzia di solidità finanziaria e gestionale.

“Sono tutte conquiste che si sommano agli accreditamenti già in nostro possesso e alla nostra appartenenza all’Istituto italiano della donazione, il punto di riferimento per la verifica della trasparenza gestionale delle organizzazioni del terzo settore” aggiunge Alberti, che ricorda anche la recente costituzione di un nuovo, importante board: il Comitato etico, che vede la partecipazione di diversi esponenti della cooperazione internazionale, della solidarietà e del mondo accademico dai quattro continenti in cui Cestas è presente.

L’assemblea è stata anche l’occasione per formalizzare il nuovo consiglio di amministrazione – composto da Uber Alberti, dalla responsabile del Cestas per l’Africa e il Mediterraneo Irene Viola e da Jaime Sepùlveda, accademico internazionale ed esperto in salute pubblica – e per annunciare le 13 nuove adesioni al Cestas, forme di partecipazione meno impegnative rispetto all’adesione associativa, ma che costituiscono, insieme all’iscrizione alla web community e alla “amicizia” su Facebook e Twitter, un primo e fondamentale impegno per arricchire l’organizzazione e promuovere i suoi valori: salute per tutti, buon governo, sviluppo partecipativo, difesa dell’ambiente e parità dei diritti.

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