Trasparenza e responsabilità: nasce il Comitato etico di Cestas

L'Albero della responsabilità disegnato dai bambini

Ha la missione di garantire e implementare la trasparenza dell’operato di Cestas in Italia e nel mondo e si compone di sette esperti internazionali di Italia, Namibia, Libano, Cile e Messico. Nasce il Comitato etico di Cestas, a cui aderisce una rosa di personalità internazionali invitate dall’organizzazione sulla base della loro professionalità.

Sono infatti membri del Comitato il professor Jaime Sepúlveda della Facultad de Medicina y Enfermería dell’Universidad San Sebastián a Concepción in Cile; il dottor L.Haoses-Gorases, preside della School of Nursing &Public Health della University of Namibia; il dottor Kamel Mohanna, presidente di Amel Association in Libano; il professor Gabriel Medina dell’Universidad Nacional Autónoma de México e Bruno Conte, fondatore di New Tech, società di diffusione della cultura digitale applicata al terzo settore e allo sviluppo del welfare.

Tra i membri del Comitato anche Paolo Guidicini, già preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna: noto come uno dei padri della sociologia urbana e rurale, Guidicini ha fondato e diretto la rivista “Sociologia urbana e rurale” ed è stato direttore dell’omonima collana editoriale pubblicata da Franco Angeli.

I componenti del Comitato sono stati selezionati tra le personalità che hanno intrattenuto con Cestas rapporti professionali caratterizzati dall’indipendenza rispetto all’ong. “Questi esponenti di prestigio internazionale – spiega il presidente di Cestas Uber Alberti – sono espressione dei 300 soci istituzionali dell’ong in numerosi Paesi del mondo. Siamo onorati e compiaciuti delle adesioni ricevute, convinti che il nuovo Comitato contribuisca a migliorare sempre più le nostre procedure di trasparenza”. A breve la prima riunione del nuovo organismo, che sarà chiamato a discutere strumenti e strategie di responsabilità sociale di Cestas.

“Dalla prima volta che ho incontrato la vostra organizzazione, e lei in particolare – scrive Bruno Conte in risposta alla lettera d’invito del presidente di Cestas, Uber Alberti – ho subito percepito quel particolare ‘feeling’ che mi ha avvertito di porre particolare attenzione, ovviamente in positivo. Quello che stiamo portando avanti, sia già iniziato che in pianificazione – continua Conte – è la prova che quel feeling era giusto e che alla importanza della sinergia tra le nostre organizzazioni, e ancor prima tra le nostre persone, si unisce la piacevolezza di un ambiente corretto e la comune visione di un futuro migliore”.

“Negli ultimi quindici anni – ricorda nella sua lettera Gabriel Medina – ho avuto l’opportunità di conoscere i diversi progetti condotti da Cestas nei settori dell’istruzione (Ecuador, Italia), della salute (Cile) e della cittadinanza (Bolivia), con i quali ho condiviso ideali, obiettivi, metodi e, soprattutto, i principi che hanno organizzato il lavoro dei cooperanti e dei beneficiari”.

Il compito principale del Comitato sarà di garantire il rispetto del Codice etico di Cestas, una carta dei doveri approvata dall’ong nel novembre 2010 con l’obiettivo di dare una risposta puntuale alla crescente necessità di trasparenze e accountability che interessa le organizzazioni del terzo settore. È lo stesso Codice etico a prevedere la presenza di un Comitato, definendo anche la sua composizione: l’organismo, eletto dal Cda di Cestas, deve avere un minimo di tre membri di cui almeno uno è esterno all’organizzazione. Incompatibile il doppio incarico all’interno del Cda e del Comitato etico di Cestas.

In particolare, il Comitato dovrà diffondere la conoscenza e la comprensione del Codice etico e garantire l’effettiva adesione ai principi in esso contenuti da parte di collaboratori, membri del Cda e soci di Cestas. Dovrà inoltre raccogliere le eventuali segnalazioni di violazioni al Codice, valutare la loro fondatezza e, in caso riscontri comportamenti non conformi, sottoporre al Cda le proposte di sanzione. Infine, potrà essere invitato alle riunioni del Cda Cestas per esprimere pareri consultivi sull’interpretazione del Codice.

Da sempre Cestas è impegnata per garantire la trasparenza del proprio operato: a partire dal 2004 l’ong bolognese pubblica annualmente il proprio bilancio sociale e nel 2009 ottiene il marchio “Donare con fiducia”, l’attestato che l’Istituto Italiano della Donazione rilascia alle associazioni non-profit che si segnalano per l’eccellenza gestionale nei fondi. Il Codice etico elaborato nel 2010 è coerente con i principi e le regole di comportamento sancite dalla Carta delle Donazioni, il primo codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l’utilizzo dei fondi nel settore no profit.

Il Codice trova inoltre una corrispondenza con i documenti equivalenti approvati dall’Associazione delle Ong Italiane Aoi e dal Cocis (Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo sviluppo), di cui Cestas è socio e a livello europeo, e riprende i valori della “Carta di Elewitt” elaborata dalle Ong europee attive nel campo dello sviluppo.

Share